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Neurochirurgia
Trauma cranico
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Neurochirurgia:
meglio virtuale che niente...
Il
cervello è essenziale alla vita di relazione.
Ci
permette di essere ciò che siamo e di interagire con gli altri.
Un
trauma cranico, banale o catastrofico che sia, può ledere temporaneamente
o permanentemente, in parte o in tutto, l’encefalo.
Perché
ciò sia scongiurato bisogna far leva soprattutto sulla prevenzione.
Ma
quando il trauma cranico appare fatalmente inevitabile vi sono due fronti
sui quali bisogna intervenire per scongiurare o limitare i danni
encefalici:
1.
soccorrere il malcapitato con tempestività e mettere in atto tutte quelle
manovre e quei provvedimenti che garantiscano l’ottimale perfusione ed
ossigenazione dell’encefalo
2.
una volta stabilizzati i parametri vitali, giungere nel più breve tempo
possibile ad una valutazione diagnostica se il traumatizzato cranico può
essere di pertinenza neurochirurgica.
Vi sono sostanzialmente due emergenze neurochirurgiche in patologia
traumatica:
- l’ematoma sottodurale acuto (che presenta tuttora una elevata
mortalità e morbilità)
- l’ematoma extradurale acuto (se l’intervento chirurgico è
tempestivo la mortalità tende a zero).
Se si interviene prontamente si può non solo salvare la vita del
traumatizzato, ma evitargli reliquati cognitivi e/o paretici-paralitici
che rappresentano un costo personale e sociale non indifferente.
La tempestività di un intervento chirurgico per l’evacuazione di un
ematoma intracranico può condizionare pesantemente la previsione
prognostica. Internazionalmente si ritiene che l’intervento chirurgico
dovrebbe avvenire entro due ore dal realizzarsi dell’ematoma.
Ma questa celerità viene garantita ai traumatizzati cranici del Trentino?
Giudicate voi.
Uno studio del 1998 ha rilevato che il tempo di trasferimento di un
traumatizzato cranico potenzialmente chirurgico da uno dei due centri
ospedalieri di primo accoglimento (Trento e Rovereto) verso la
Neurochirurgia di Verona, mediamente è superiore alle 6 ore.
Ciò significa che ai traumatizzati cranici trentini non vengono fornite
tutte le potenzialità mediche che invece sono prassi nelle province
dotate di centri neurochirurgici.
Questo è ancora più manchevole se si considera che la provincia di
Trento presenta, mediamente, più traumatizzati cranici di altre province
dotate non di una, ma di ben quattro neurochirurgie! Inoltre, la provincia
di Trento, mostra un incremento notevole di popolazione durante le due
stagioni turistiche. Questo aumento di residenti porta ad una
accentuazione della probabilità di incorrere in traumi cranici (incidenti
automobilistici, pratica di sport, attività ludiche, ecc.).
Assodato che il traumatizzato cranico trentino non ha le stesse
opportunità di un cranioleso di altre province, si ritiene opportuno
prestare la giusta attenzione a questo drammatico problema che, in pochi
attimi, può sconvolgere il destino di una persona.
I rappresentanti della sanità trentina hanno privilegiato patologie
cosiddette d’elezione non focalizzando il fatto che, nel decidere per la
vita o per la morte, le urgenze neurochirurgiche sono di primaria
importanza.
La mortalità per trauma cranico è la prima causa di morte nella
popolazione giovane adulta.
Non capire ciò è non avere a cuore la salute dei propri concittadini.
La neurochirurgia virtuale è quindi nata con l’intento di informare e
sensibilizzare i trentini ed i turisti del trentino sui rischi connessi ad
un manchevole approccio alla traumatologia e sui loro diritti per avere la
garanzia di una assistenza che rispetti i migliori standard
internazionali.
Neurochirurgia
virtuale sì, ma per una migliore vita reale.
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