|
| |
Dalla tecnologia
l'eccellenza
Il
sistema nervoso centrale è l’organo più nobile ed importante dell’intero
organismo. Non solo è la centrale di controllo che tutto presiede e a cui tutto
è riferito, ma dal cervello stesso nasce la coscienza della nostra unicità.
Il
pregio e la delicatezza del tessuto nervoso impongono la costante ricerca di
strategie chirurgiche che siano il più possibile rispettose della funzionalità
d’organo.
Grazie
alla tecnologia, l’occhio e la mano del neurochirurgo possono giungere in
recessi dell’encefalo che fino a qualche decennio fa erano assolutamente
impensabili.
La
prima rivoluzione è stata apportata dall’introduzione del microscopio
operatorio e, conseguentemente, dalla miniaturizzazione dello strumentario
chirurgico. L’uno e gli altri, permettono di realizzare interventi chirurgici
su aree profonde, con accessi estremamente ristretti e con il massimo rispetto
del tessuto nervoso circostante. La microchirurgia ha ottenuto un impulso
insostituibile dall’utilizzo di questo importante strumento di lavoro.
Tutti
gli interventi neurochirurgici, al giorno d’oggi, impongono l’uso del
microscopio operatorio.
La
necessità di raggiungere cavità encefaliche profonde senza però ledere il
tessuto nervoso sovrastante, ha sviluppato la ricerca di sofisticate
strumentazioni che abbinassero queste esigenze. Ciò è permesso dall’uso del neuroendoscopio,
uno strumento che sfruttando le potenzialità delle fibre ottiche permette di
vedere direttamente con una microtelecamera qualsiasi cavità encefalica. Il
neuroendoscopio ha una bassissima invasività e per la sua introduzione è solo
necessario un foro cranico di pochi millimetri. Lo strumentario chirurgico, per
poter essere introdotto nelle guide dell’endoscopio è stato ulteriormente
miniaturizzato ottenendo dei risultati tecnologici eccezionali. La minore
invasività comporta degenze brevi e minori disagi per il paziente. L’uso del
neuroendoscopio ha ampliato la gamma delle indicazioni
chirurgiche.
In
molte patologie encefaliche e, soprattutto, nella neurochirurgia funzionale
(come nei disturbi del movimento quali la malattia di Parkinson) la differenza
di qualche decimo di millimetro fa veramente la differenza. La precisione
assoluta è d’obbligo. I neurochirurgia è possibile grazie all’utilizzo
della stereotassi,
apparecchiatura che permette di centrare il bersaglio definendolo con precisione
nei tre piani dello spazio. Questa metodica si avvale di tutte le indagini
neuroradiologiche (TC, RM ed angiografia) per una perfetta definizione del
target da raggiungere. Il neurochirurgo instaura una sintonia di
intenti con il Servizio di Neuroradiologia che
realizza le indagini diagnostiche che possono essere calibrate
tridimensionalmente ed essere così sfruttate nella metodica steretassica.
La
neurochirurgia ha però un assoluto bisogno di precisare anche
intraoperatoriamente l’esatto punto dove si trova il chirurgo e correlarlo, in
tempo reale, con le immagini neuroradiologiche. Per ottenere ciò ci si avvale
della tecnologia permessa dal neuronavigatore.
Questa metodica, grazie ad una strumentazione guidata da un software
particolarmente sofisticato, permette al chirurgo di sapere, in ogni momento,
con visualizzazione tridimensionale, l’esatto punto nel quale si trova ad
operare, permettendogli così di asportare integralmente aree patologiche non
rilevabili ispettivamente o di preservare determinate aree funzionalmente
nobili. Questa tecnologia trova la sua massima espressività, nella chirurgia
dell’epilessia dove la delimitazione del focus epilettogeno, specie se in aree
nobili, è di vitale importanza. La neuronavigazione, in questo caso, può
essere implementata non solo con tutte le indagini neuradiologiche, ma anche con
le mappe di registrazione elettroencefalografica.
La tecnologia aiuta il neurochirurgo a rispettare il cervello.
|